Chiesa Rupestre di San Nicola
Nel cuore del villaggio rupestre di Casalrotto, immersa nel silenzio delle gravine e della macchia mediterranea, si nasconde la Chiesa rupestre di San Nicola, il gioiello più prezioso della Mottola rupestre.
Considerata una delle più importanti chiese rupestri della Puglia, è conosciuta come la “Cappella Sistina della Murgia” per la straordinaria qualità dei suoi affreschi bizantini, realizzati oltre mille anni fa.
Entrare in questa chiesa significa compiere un viaggio nel tempo: la luce filtrata dalla roccia, i colori che ancora resistono e la pace del luogo creano un’atmosfera di sacralità sospesa.
Storia e origini
La Chiesa di San Nicola risale probabilmente all’XI–XII secolo ed è attribuita alla presenza di monaci bizantini provenienti dall’Oriente.
Fu scavata interamente nella pietra viva e dedicata a San Nicola di Myra, vescovo e santo molto venerato nel mondo greco e in tutta la Puglia.
Per secoli è stata luogo di preghiera, rifugio e vita comunitaria per piccoli gruppi religiosi che abitavano le grotte circostanti.
I documenti storici e gli studi archeologici confermano che l’intera area di Casalrotto era un villaggio rupestre abitato stabilmente, con spazi per la liturgia, il lavoro e la vita quotidiana.


Architettura e struttura
La chiesa presenta una pianta a tre navate scavate nella roccia, con abside semicircolare e colonne scolpite direttamente nella pietra.
Le volte, a tutto sesto, creano un ambiente raccolto ma armonioso, dove ogni superficie è decorata con segni, croci e tracce di pittura.
Elementi architettonici principali:
- Tre navate con separazione a pilastri centrali.
- Abside principale orientata a est, simbolo della resurrezione.
- Piccolo nartece d’ingresso (atrio) con tracce di pitture.
- Nicchie votive laterali utilizzate per icone o lampade ad olio.
Dimensioni indicative: 10 m di lunghezza per 6 m di larghezza.
Gli affreschi bizantini
Gli affreschi che decorano le pareti e l’abside rappresentano uno dei cicli pittorici medievali più importanti della Puglia.
Realizzati con pigmenti naturali, raccontano scene sacre con uno stile raffinato e colori ancora vividi nonostante i secoli trascorsi.
Opere da osservare
- Cristo Pantocratore al centro dell’abside, con libro e gesto benedicente.
- Vergine con Bambino nella nicchia laterale.
- Figure dei Santi Vescovi e Apostoli lungo le pareti delle navate.
- Croci e motivi geometrici come simboli di protezione.
L’intensità dei colori, il tratto lineare e la composizione simmetrica richiamano l’influenza dell’arte bizantina orientale, probabilmente di scuola monastica locale.
Curiosità: alcune figure sono accompagnate da iscrizioni in greco antico, a conferma delle radici bizantine del culto mottolese.


L’ambiente circostante
La chiesa è inserita nel villaggio rupestre di Casalrotto, un insediamento monastico scavato lungo le pareti di una gravina, ricco di abitazioni rupestri, cisterne e depositi.
Il paesaggio circostante è di grande suggestione: ulivi secolari, muretti a secco e silenzi interrotti solo dal canto degli uccelli.
Consiglio fotografico: visita nelle ore pomeridiane, quando la luce entra obliqua e illumina l’abside creando riflessi dorati sulle pareti.
La pietra qui non è solo materia: è fede, è colore, è luce.
La Chiesa di San Nicola è la voce più antica di Mottola che ancora parla nel silenzio.
